Oggi Marc Marquez si è laureato campione del mondo. A soli 20 anni è già nella storia perché è il più giovane campione della MotoGP, inoltre erano 20 anni, da quando arrivò in Europa il marziano Kenny Roberts, che un pilota non vinceva al suo debutto nella massima categoria.
Oggi la Tv e i media in genere portano le gare del motomondiale in tutte le case, ci sono i siti specializzati, addirittura si ricevono sms con le ultime news dal mondo delle corse. Questo è bellissimo per chi ama questo sport, ma in alcuni ha anche portato a degli eccessi da tifo calcistico. A riprova di questo basta navigare sui forum che parlano di motomondiale per leggere messaggi di persone che si insultano pesantemente anche con minacce fisiche solo per stabilire se Rossi sia più o meno bravo di qualsiasi altro pilota, o altre amenità del genere.
Ma non è stato sempre così, perché una volta le gare passavano in Tv molto raramente, il mondiale si correva su poche gare e il cronista era Mario Poltronieri, che si occupava anche di Formula 1 con un tono pacato sconosciuto ai cronisti di oggi. Gli sponsor erano pochini e le tute dei piloti erano solo nere. Tutto questo succedeva negli anni '60 e '70 e solo chi oggi ha almeno 55/60 anni può ricordarsi delle gare e dei personaggi di quel periodo.
Erano i tempi di Giacomo Agostini, ma anche di Paul Smart, Mike Hailwood, Walter Villa, Bill Ivy, Jarno Saarinen, Renzo Pasolini, Teuvo Lansivuori, Phil Read, Angelo Bergamonti, Gilberto Parlotti, Bruno Spaggiari, Santiago Herrero, Ron Haslam, solo per ricordare i primi che mi vengono in mente. Molti di quei piloti non sono sopravvissuti alle gare, a causa delle piste molto diverse da oggi, e per farsene un'idea basti pensare che il TT dell'Isola di Man allora si correva come prova del campionato del mondo.
Di conseguenza anche il tifo era diverso, perché non bastava starsene in pantofole seduti sul divano con la birretta in mano, ma ci si documentava sulle poche riviste di moto e alle gare si andava con la cesta di gnocco fritto sotto al braccio, magari grazie alla mamma del mio amico Vito che oltre che accompagnarci in macchina (non avevamo ancora la patente), da modenese doc preparava gnocco e tigelle per tutti e tre.
Come ho scritto nel titolo, il maggio del 1973 ha segnato la fine di un'era, quella eroica dei circuiti con i guard rail protetti dalle balle di paglia, delle tute senza protezioni, dei caschi molto diversi da quelli di oggi, delle piste pericolose per il pubblico e i piloti. A Monza, in quella domenica di maggio morivano insieme Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, piloti gentlemen che ancora adesso il mondo motociclistico rimpiange e che allora pianse a lungo. Ricordo ancora perfettamente la diretta televisiva che stavo guardando nel salotto di casa con mio padre, lo sgomento di Poltronieri, le notizie che non arrivavano, il silenzio a commento delle immagini che non riuscivano a inquadrare quanto era successo al curvone. Da allora tante cose cambiarono, sia per la sicurezza, in primis con la professionalità degli organizzatori, e di conseguenza anche tra i piloti, che non si spostarono più per l'Europa con un carro funebre (leggerete dopo circa questa cosa) o col furgone VW.
Oggi inizia una nuova era, con le moto guidate di traverso da un ragazzino di 20 anni che arriva fresco fresco su una moto da 260 cv e la guida con la sicurezza di una pit-bike. Le guida in un modo tanto diverso dai suoi colleghi di pochi anni più vecchi, che lo stesso marziano Jorge Lorenzo ha dovuto cambiare modo di guidare per adeguarsi a questo indemoniato. E poi oggi è stato l'ultimo GP di quel campione dei tecnici che è, o meglio, che è stato Jeremy Burgess con 160 GP vinti in carriera, ma che a 60 anni non è più all'altezza del compito di mantenere il fuoriclasse VR46 in vetta. Tutto cambia, tutto si evolve, chi non si adegua resta indietro, è la giostra della vita reale, quella stessa che tutti noi gente "normale" viviamo tutti i giorni.
L'oggi però è il frutto di quello che è di ieri, quindi a 40 anni dalla scomparsa di Pasolini e Saarinen, vorrei condividere con voi il sapore di quei tempi, grazie ad un report che ho trovato in rete e che trovate linkato qui sotto. E' la cronaca dell'incidente, ma anche una fotografia di quell'epoca, oltre che la biografia di due campioni indimenticabili.
Prendetevi un po' di tempo e leggete tutto fino in fondo, vi appassionerà come un Gran Premio, ne sono certo.
Ecco il link dove trovare tutta la storia: http://www.dbrtforum.it/forum/FR_posts.asp?TID=2275&KW=%22Paso%22+e+Saarinen